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Una storia chiamata Femminismo

pt.4

"a story called Feminism" English text below



L’ultima volta c’eravamo lasciati con queste domande, ricordate?

In questo ultimo articolo, che chiude la serie “Una storia chiamata femminismo” non mi va di parlare troppo di storia, perché ormai con il nostro racconto siamo arrivati agli anni 2000, ancora vicini, troppo vicini, le ferite sono ancora aperte. Parlerei di fenomeni in cui siamo immersi, mi mettere in cattedra a spiegarvi le cose che viviamo tutti i giorni. Ma parlarne significa prendere una posizione. Restare imparziali è difficile e presuntuoso, come se si volesse implicare di essere un qualche tipo di narratore esterno ed onnisciente.

Non mi va.

Ecco quindi che prendo una posizione e decido di non raccontarvi la Storia, ma la mia storia!

Quello degli anni 2000 dovrebbe essere il femminismo della quarta ondata (ok vi do giusto qualche punto di riferimento) che ha ripreso potenza in anni davvero recenti con “non una di meno”, la campagna partita dall'Argentina per contrastare l’altissimo numero di femminicidi, e con il movimento #metoo, che ha portato alla luce le molestie dietro la scintillante Hollywood. Per citare solo due dei casi più eclatanti e globali. Ci sono poi tante altre spinte nel femminismo contemporaneo, tante e tali che, di nuovo, è difficile parlare di un solo femminismo. Altri femminismi che mi vengono in mente sono quello islamico, quello delle donne nere, quello delle donne lesbiche e delle trans, quello postcoloniale, l’eco-femminismo, il cyber femminismo.

Tante possibilità, tante sfaccettature che rendono complesso il quadro.

Giustamente, il mondo è complesso, la questione è complessa, e voler cercare una risposta semplice sarebbe sciocco. Un problema complesso ha una soluzione complessa, per fortuna!

Personalmente trovo rincuorante la complessità, l’esistenza di punti di vista diversi dal mio mi rassicurano che non posso essere assolutamente nel giusto o assolutamente nel torto.

Tutte queste istanze vanno, secondo me, conosciute, studiate, ascoltate, cercando, quanto più possibile, di lasciare da parte il proprio punto di vista e cercando di comprendere quello di altr*. L’errore più grande che si può fare ora è sminuire le lotte di altre solo perché non le capiamo, perché non ci toccano.

A questo punto direi che sappiamo tutti dove sto andando a parare, giusto?

INTERSEZIONALITÁ.

FEMMINISMO INTERSEZIONALE!


Esatto.

Le femministe radicali magari mi odieranno, sbufferanno e chiuderanno l’articolo.

Grazie e arrivederci!

L’ho detto all’inizio che questa è la mia storia. Il mio femminismo.

Cosa vuol dire allora femminismo intersezionale?

Vuol dire ascoltare tutte queste istanze, tutte queste voci e capire che alla base c’è la stessa battaglia. Che la lotta è condivisa e va oltra la mera biologia, va oltre il rapporto tra uomo e donna, travalica il nostro universo bianco e piccolo borghese.

Vuol dire che alla base di tutto non c’è una lotta tra sessi, lei contro lui, uomo contro donna. Alla base di tutto c’è un sistema di potere. Un sistema di potere che si nutre di oppressione e di supremazia. Un sistema che favorisce uomo su donna, bianco su nero (bianco su tutto il resto per essere precisi), ricco su povero, etero su gay (etero su tutto il resto) e così via.

“Forme di esclusione diverse – come il sessismo, il razzismo, la xenofobia, l’omofobia, la transfobia e chi più ne ha più ne metta – non si presentano come realtà separate nella vita di tutti i giorni, bensì come elementi interconnessi. È da questa presa di coscienza che il femminismo non è più solo la lotta della donna bianca per il suffragio femminile, ma diventa la battaglia di tutti verso una società più equa e inclusiva.” Come dice giustamente Grazia Polizzi su Bossy.

Nel nostro caso questo sistema di potere lo chiamiamo patriarcato. Quando diciamo che il patriarcato va sovvertito non intendiamo dire che gli uomini devono essere messi in catene e devono subire quello che hanno subito le donne per secoli, intendiamo dire che non siamo più disposte ad accettare una società che ci opprime, che ci soffoca, che ci rinchiude in uno stereotipo.

Una società che è fondata sulla prevaricazione.

L’elemento fondamentale di questo patriarcato è il privilegio, chi ha potere ha un privilegio. L’uomo ha un privilegio rispetto alla donna (non è un giudizio morale, non offendetevi). Ma anche la donna ha un privilegio, una donna bianca e occidentale nasce con un privilegio rispetto ad una donna nera, per esempio. Il privilegio deriva da dove si nasce, come si cresce, con chi si cresce, dipende dalla classe sociale, dal posto del mondo in cui si è, dall'accesso all'educazione che si ha, dalla cultura, dal periodo storico e da tanti altri fattori economici, sociali, politici, geografici; non dipende da quello che si ha tra le gambe, ma da come la società in cui si è dà valore a ciò che si ha tra le gambe.

La lotta non è “di genere”, la lotta è contro il sistema di potere!

Il punto è, quindi, che lottare per la propria causa e basta, non ha senso, perché non abbatte il patriarcato!

Lottare per i diritti delle donne e lasciare indietro le donne trans, le lesbiche, le persone non - binarie è limitato, restrittivo e infine inutile.

Questo vuol dire intersezionalità. Rendersi conto che la situazione è complessa e offrire un’analisi complessa. Fare una proposta di cambiamento complessa.

Quello che emerge quindi, da questo femminismo della quarta ondata, è il tentativo di dare una nuova lettura alla società, di aprirsi ad universo polifonico e a più voci e andare alla ricerca di una soluzione più giusta, se non per tutti, almeno per molti di più.

Questo è il femminismo che si sta facendo strada, quello che parla di grassofobia, di eteronormatività, di non -binarietà, di abilismo, di disabilità, di migrazione (quattro parole su sei non fanno nemmeno parte del vocabolario italiano corrente, questo dà un’idea di quanto sia nuova questa storia). Quello che parla di razza, di classe, di genere, di potere e di sistema, di punti di vista, di prospettive, di sfaccettature, di complessità, di alterità.



Questo è quello che, spero, guiderà la lotta dà qui in avanti, il resto, io credo, rimarrà indietro. È il femminismo di tutti, la lotta di tutti. Di tutti quelli che sono arrabbiati. E, amici miei, se non siete arrabbiati non state prestando attenzione. Una storia chiamata Femminismo finisce qui, se vi siete pers* le puntate precedenti potete recuperare qui sempre su questo blog nella sezione Femminismo! È stato un bel viaggio!  Irene



per saperne di più consiglio: Abbatto i muri Bossy: femminismo separatista? No, femminismo intersezionale Bossy: Queste femministe sono proprio esagerate. quale femminismo è considerato accettabile Bossy: le donne trans sono mie sorelle Bossy: essere un papà femminista Non una di meno Parità in Pillole, puntata 48: cos’è il femminismo intersezionale? Anticorpi, Podcast di The Vision, di Jennifer Guerra. In particolare, gli episodi: 6, 8, 9 della stagione uno.

What is Feminism today? What can Feminism do for us today? Last time we were left with this question, remember? In this last article, which ended the series "A story called Feminism" I don’t want to talk too much about history, because now with our story we have come to the 2000s, a period still close, too close, the wounds are still open. I would have to talk about issue in which we are immersed, explain to you the things we live in every day. But talking about it means taking a stand. Staying impartial is difficult and conceited, as if it meant that I am some kind of external and omniscient narrator. I don’t want to. So, I take a stand and decide not to tell you the history, but my story! That of the 2000s should be the fourth wave of feminism (ok I’ll just give you some points of reference) pushed by the campaign “ni una menos” born in  Argentina to raise awareness about the high number of feminicides and with the #metoo movement, which has brought to light the harassment behind the glittering Hollywood. To cite only two more striking and global cases. Then there are many other thrusts in contemporary feminism, many and such that, again, it is difficult to speak of a single feminism. Other feminisms that come to mind are the Islamic one, that of black women, that of lesbian and trans women, the postcolonial one, eco-feminism, cyber feminism. So many possibilities, so many facets that make the picture complex. Rightly, the world is complex, the question is complex, and wanting to find a simple answer would be foolish. A complex problem has a complex solution, luckily! Personally, I find complexity comforting, the existence of points of view different from mine reassures me that I cannot be absolutely right or absolutely wrong. All these instances should, in my opinion, be known, studied, listened to, trying, as much as possible, to leave aside one's point of view and try to understand that of others. The biggest mistake that can be done now is to diminish the struggles of others just because we don't understand them, because they don't concern us. At this point I think we all know where I am going with this, don’t we? INTERSECTIONALITY. INTERSECTIONAL FEMINISM! Exactly right. At this point the radical feminists will maybe hate me, snort and close the article. Thank you and goodbye! I said at the beginning that this is my story. My feminism. So, what does intersectional feminism mean? It means listening to all these instances, all these voices and understanding that the same battle is the core. That the struggle is shared and goes beyond mere biology, goes beyond the relationship between man and woman, goes beyond our white and petty bourgeois universe. It means that at the core of everything there is no struggle between the sexes, she against him, man against woman. At the base of everything there is a system of power. A system of power fed by oppression and supremacy. A system that advantages man over woman, white over black (white over everything else to be precise), rich over poor, straight over gay (straight over everything else) and so on. "Different forms of exclusion - such as sexism, racism, xenophobia, homophobia, transphobia and whoever has the most to put it - do not present themselves as separate realities in everyday life, but as interconnected elements. It is from this realization that feminism is no longer just the white woman's struggle for female suffrage, but it becomes everyone's battle for a fairer and more inclusive society. " As Grazia Polizzi rightly says about Bossy. In our case we call this system of power patriarchy. When we say that patriarchy must be subverted we do not mean that men must be put in chains and must suffer what women have suffered for centuries, but instead we are saying that we are no longer willing to accept a society that oppresses us, that suffocates us, that locks us in a stereotype. A society rooted in prevarication. The fundamental element of this patriarchy is privilege, whoever has power has a privilege. The man has a privilege over the woman, (it is not a moral judgment, do not be offended). But the woman also has a privilege, a white and western woman is born with a privilege if we compare her to a black woman, for example. The privilege comes from the place where one’s  born, how one grows up, who one grows up with, it depends on the social class, on the place of the world in which one is, on the access to education, on culture, on the historical period and on many other economic, social, political, geographical factors; it doesn’t depend on what one has between their legs, but on how the society gives value to that something between the legs. The struggle is not a gender based one, the struggle is against the system of power! The point is, therefore, that fighting for one's own cause is meaningless, because it does not bring down patriarchy! Fighting for women's rights and leaving trans women, lesbians and non-binary people behind is limited, restrictive and ultimately useless. This means intersectionality. Realizing that the situation is complex and offering a complex analysis. Make a complex proposal for change. What emerges therefore, from this fourth wave feminism, is the attempt to give a new interpretation to society, to open up to the polyphonic universe of different voices and to look for a fairer solution, if not for all, at least for many of more. This is the feminism that is making its way, the one that speaks of fat shaming, heteronormativity, non-binarity, abilism, disability, migration. The one that speaks of race, class, gender, power and system, of points of view, of perspectives, of facets, of complexity, of otherness. This is what, I hope, will lead the fight forward, the rest, I believe, will be left behind. It is everyone's feminism, everyone's struggle. Of all those who are angry. And, my friends, if you are not angry you are not paying attention. text and translation by Irene Santoro



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