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QUESTIONE DI PROSPETTIVA

english text below "matter of perspective"


“Questione di prospettiva” che cosa significa questo titolo?

È un invito a guardare le cose che ci circondano da un altro punto di vista. A prendere in considerazione altre storie. La realtà che ci circonda, con tutte le sue regole, spesso ci appare immutabile, naturale, auto – compiuta: “Le cose sono così e sono sempre state così”, “le cose sono così e vanno bene così”. Ma se invece iniziassimo a dubitarne, se andassimo alla ricerca dei significati sotto la superficie, se andassimo a sfogliare la stratificazione simbolica della nostra società? Se insomma ci chiedessimo perché? Perché le cose sono così?

Resteremmo convinti che le cose sono così perché sono naturali?


Oggi ci chiediamo “possiamo parlare di patriarcato?” La domanda di per sé è una provocazione, ovviamente, che nasce dalla reazione esplosiva che hanno molti quando si usa questo termine: “il patriarcato è una cosa del passato, finita, morta e sepolta, le donne hanno tutti i diritti che vogliono e che non dovrebbero…” non finirò questa frase, la lascio alla vostra immaginazione.


Quindi cos’è questo patriarcato di cui pare, non si possa più parlare?


“Patriarcato” è un termine che indica una teoria sociologica per lo studio di un sistema. Cerchiamo di guardare alla questione da un punto di vista storico, cambiamo prospettiva.

Patriarcato significa etimologicamente: “Tipo di organizzazione familiare a discendenza patriarcale, in cui cioè i figli entrano a far parte del gruppo cui appartiene il padre, dal quale prendono il nome, i diritti, la potestà che essi trasmettono al discendente più diretto e vicino nella linea maschile (Treccani)”.

Alle origini quindi, indica un tipo di società fondata sul “potere dei padri”. Essi avevano sugli altri membri della famiglia: moglie, figli, schiavi, eventuali altri partenti, un potere assoluto. La società non era fondata sull’individuo ma sulla famiglia e a capo della famiglia il padre. Il controllo forte si spiega con la necessità di tramandare il patrimonio agli eredi. Quello sulla donna è quindi vitale per assicurare la sopravvivenza di tale sistema, in quanto si deve avere la certezza della paternità degli eredi. C’è quindi una necessità sociologica ed economica del sistema e già così, a mio parere si inizia a cambiare prospettiva.


Proseguendo nel ragionamento vediamo che la necessità di far prosperare questa struttura sociale si codifica in maniera istituzionale, ma anche in maniera culturale. Si creano degli immaginari simbolici che servono a guidare le scelte delle persone in modo da rafforzare il sistema. Il controllo sulla donna quindi si esplicita nell’idea di “femminilità”, retta da concetti come “la verginità” (necessaria per avere la sicurezza degli eredi) e la conseguente demonizzazione della sessualità femminile e del piacere, della promiscuità, dell’adulterio, della poligamia; e “l’inferiorità biologica” della donna con la conseguente reclusione nel ruolo domestico. Parliamo quindi di una morale, di valori e di saperi che si strutturano per garantire la sopravvivenza del sistema sociale.


Ora, questi processi non sono né semplici né consci, non sto dicendo che un gruppo di uomini ha deciso di fondare la società così e ha costruito un sistema morale per sorreggerla (come succede nel “racconto dell’ancella” di Margaret Atwood per esempio). Questa è una modellizzazione proposta sullo studio storico della società nella sua evoluzione sul lungo periodo, proprio per questo ci permette di vedere il fenomeno nella sua interezza e di analizzarlo al di fuori dell’esperienza singola.


Da questa analisi deduciamo quindi che la creazione di ruoli di genere: uomo e donna, con tutte le loro caratteristiche opposte affonda le radici nella necessità del sistema sociali di auto-preservarsi e che quindi il sistema di valori che ne è derivato è un’elaborazione culturale (necessaria per l’uomo che è “animale simbolico” e organizza la sua realtà così) non un qualcosa di assoluto o naturale.


Questo tipo di società sopravvive per secoli, ma come tutto non è immutabile.

Questa struttura inizia ad essere messa in discussione nel XVIII secolo dal pensiero illuminista, che afferma che tutti gli individui (uomini) sono uguali nei loro diritti e non quindi non si possono possedere le persone (uomini). Alcuni e alcune provano poi a mettere in dubbio il controllo dell’uomo sulla donna, i primi timidi tentativi di pensiero femminista, anche se il dibattito generale a quel tempo era ancora concentrato a decidere se le donne fossero esseri umani o animali parlanti (si scherza, ma nemmeno troppo).


Dopo la rivoluzione industriale gli studi di Hegel e Marx, per esempio, analizzano la società per teorizzare il capitalismo e ne individuano l’origine nel controllo sulle donne e nella proprietà privata. Anche loro ci dicono che il sistema non è naturale, ma organizzato. Le teorie femministe si nutriranno anche dell’analisi marxista e socialista della società, seppure con tutte le criticità.

Infine, anche il movimento per il suffragio e il femminismo scuotono le fondamenta della società patriarcale. (per la storia del femminismo: “Una storia chiamata Femminismo")

In circa tre secoli si arriva a stabilire che tutti gli uomini hanno gli stessi diritti e che le donne sono esseri umani. Una rivoluzione.


Da questa analisi sembra naturale concludere che il patriarcato sia una fase conclusa. Quindi, la domanda è sempre quella: possiamo ancora parlare di patriarcato?


Dal punto di vista istituzionale non ci sono (quasi più) barriere, lo stato è fondato sull’individuo e i suoi diritti e non ci sono discriminazioni in base al genere o alla razza.

La distinzione essenziale è qui quella tra materiale e simbolico. Le condizioni materiali sono cambiate ma l’elaborazione simbolica che continuiamo a dare come società in molti casi non è cambiata. Il mito della verginità, il controllo della sessualità delle donne attraverso una divisione morale tra “poco di buono” e “ragazze per bene”, Il controllo (anche statale) della maternità, della gravidanza, della genitorialità.


La differenza con cui bambini e bambine vengono cresciuti, differenza che passa per i giocattoli, per i vestiti, per i libri, per le scelte scolastiche, di compagnia, di attività, di libertà concesse. Tutto ciò ancora esiste ed è largamente diffuso e concorre a formare individui che si identifichino o come uomo o come donna. Quindi si portano avanti gli stessi schemi simbolici del passato, avendo però perso la matrice sociale.

Il patriarcato è (in Occidente) oggi un sistema che attraverso (perlopiù) pratiche simboliche e saperi condivisi perpetra delle discriminazioni di genere. Nel neo - patriarcato non si parla più di potere dei padri ma di “potere degli uomini adulti”, poiché essi sono favoriti o privilegiati. Infatti, queste pratiche simboliche creano comunque delle barriere, materiali e non, al percorso delle donne (e non solo).

Per concludere vorrei chiarire il significato della parola potere, cioè: “Capacità, possibilità oggettiva di agire, di fare qualcosa (Treccani)”. Il privilegio del maschio adulto, che il patriarcato simbolico perpetua, è quello di poter agire, di avere la possibilità di fare. Il privilegio di potere.

E quindi, guardandolo da questa prospettiva, questo patriarcato vi sembra naturale?


Irene Santoro


"The Concise Encyclopedia of Sociology" a cura di George Ritzer, J. Michael Ryan

Abeda Sultana, “Patriarchy and Women’s Subordination: A Theoretical Analysis”, The Arts Faculty Journal, July 2010-June 2011

Sylvia Walby “Theorizing patriarchy” Basil Blackwell Ltd, 1990, Cambridge

Virginia Wolf “le tree ghinee”

Brunella Casalini “Libere di scegliere? Patriarcato, libertà e autonomia in una prospettiva di genere” Etica & Politica / Ethics & Politics, XIII, 2011, 2, pp. 329-364

https://medium.com/@bastagochi/creazione-del-patriarcato-gerda-lerner-4a8ea6f15e31

https://www.agoravox.it/Patriarcato-La-donna-come.html



“Matter of perspective” what does this title mean?

It is an invitation to look at the things around us from another point of view. To consider other stories. The reality that surrounds us, with all its rules, often appears to be unchanging, natural, self-accomplished: "Things are like this and have always been like this", "Things are like this and are fine like this". But if instead we started to doubt it, if we go look for the meanings under the surface, if we browse the symbolic stratification of our society? In short if we asked ourselves why? Why are things like this?

Would we remain sure that things are like this because it is nature?

Today we ask ourselves "can we talk about patriarchy?" The question in itself is a provocation, obviously, that arises from the explosive reaction that many have when they hear this term: "patriarchy is a thing of the past, finished, dead and buried, women have all the rights they want and that they shouldn't ... "I won't finish this sentence, I leave it to your imagination.

So, what is this patriarchy of which, it seems, we can no longer speak?

"Patriarchy" is a term that indicates a sociological theory for the study of a system. Let’s try look at it from an historical point of view, let’s change perspective.

Patriarchy etymologically means: “Type of family organization with patriarchal descent, in which the children become part of the group to which the father belongs, from which they take their name, the rights, the power that they transmit to the most direct and closest descendant in the men's line (Treccani)".

At the beginning, therefore, it indicates a type of society founded on the "power of the fathers". They had on the other members of the family: wife, children, slaves, any other starters, absolute power. The society was not founded on the individual but on the family and the father was the head of the family. The strong control is explained by the need to pass on the heritage to the heirs. Control on the woman is therefore vital to ensure the survival of this system, as one must have the certainty of the paternity of the heirs. This is sociological and economic explanation about the control and already in this way, in my opinion, we are starting to change perspective.

Continuing our reasoning, we see that the need to make this social structure flourish is codified in an institutional way, but also in a cultural way. Symbolic imaginaries are created to guide people's choices in order to strengthen the system. Control over women is therefore expressed in the idea of ​​"femininity", governed by concepts such as "virginity" (necessary to be sure of the heirs) and the consequent demonization of female sexuality and pleasure, promiscuity, adultery, of polygamy; and "the biological inferiority" of the woman with the consequent reclusion in the domestic role. So a moral, values ​​and knowledge are structured to guarantee the survival of the social system.

Now, these processes are neither simple nor conscious, I am not saying that a group of men decided to found a society like this and built a moral system to support it (as happens in Margaret Atwood's "handmaid’s tale" for example) . This is a modelling based on historical study of society in its evolution over time, precisely for this reason it allows us to see the phenomenon in its entirety and to analyse it outside the individual experience.

From this analysis we deduce therefore that the creation of gender roles: man and woman, with all their opposite characteristics, has its roots in the need of the social system to self-preserve and the resulting system of values ​​is an elaboration cultural (necessary for the human kind who uses symbol to organize the reality) not something absolute or natural.

This type of society survives for centuries, but like everything it is not immutable.

This structure began to stagger in the 18th century with the Enlightenment thought, which stated that all individuals (men) are equal in their rights and therefore people (men) cannot be owned. Some then try to question the control of man over woman, the first timid attempts of feminist thought, but the general debate at that time was still focused on deciding whether women were human beings or talking animals (joking , but not even that much).

After the industrial revolution, Hegel and Marx's studies, for example, analyse society to theorize capitalism and identify its origin in the control over women and in the private property. They too tell us that the system is not natural but organized. Feminist theories will also incorporate the Marxist and socialist analysis of society, albeit with all the critical issues.

Finally, the movement for suffrage and feminism shake the foundations of patriarchal society. (to find out the history of feminism read “A story called Feminism”)

In about three centuries it is established that all men have the same rights and that women are human beings. A revolution.

From this analysis it seems natural to conclude that patriarchy is over. So, the question is always the same: can we still talk about patriarchy?

From an institutional point of view, there are (almost no more) barriers, the state is founded on the individual and their rights and there is no discrimination based on gender or race. The essential distinction here is that between material and symbolic. The material conditions have changed but the symbolic elaboration that we continue to give as a society in many cases has not changed. The myth of virginity, the control of women's sexuality through a moral distinction between "bad girls" and "good girls", the control (by state) of motherhood, pregnancy, parenthood. The difference with which boys and girls are brought up, through toys, clothes, books, school choices, companionship, activities, and freedoms. All this still exists and is widespread and shapes individuals who identify themselves either as men or women. Then the same symbolic schemes of the past are carried on, having however lost the social structure.

Patriarchy (in the Western world) is today a system that through (mostly) symbolic practices and shared knowledge perpetrates gender discrimination. In the new patriarchy we no longer talk about the power of the fathers but of the "power of adult men", since they are favoured or privileged. In fact, these symbolic practices still create barriers, material or not, that affects the path of women (not just them).

To conclude, I would like to clarify the meaning of the word “power”, that is: "Ability, objective possibility to act, to do something (Treccani)". The privilege of the adult men, perpetuated by this symbolic patriarchy, is being able to do, having the possibility of doing. The privilege of power.

And therefore, looking at it from this perspective, does this patriarchy seem so natural to you?


text and translation by Irene Santoro

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