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La figlia ideale?

Aggiornato il: mar 15

di Rozana Matmuja


Sostanzialmente non ho avuto un passato difficile. Nel senso, ho avuto un’infanzia "normale”, influenzata senz’altro da tanti cambi socio-economici che il mio paese, l’Albania, sperimentava all’epoca; ma sono cresciuta vicino alla mia famiglia, vicino alle persone più importanti della mia vita, quindi mi ritengo fortunata.


Nell’Albania degli anni ’90-2000, il caos era all’ordine del giorno, la politica il nostro pane quotidiano ed infine...il sogno europeo. Quest’ultimo era riservato ai sognatori. Insomma, il panorama non era molto promettente, soprattutto in tale realtà, ma come spiegavo anche prima, essendo stata molto piccola all’epoca non capivo molto bene la situazione.

Forse, crescendo, ho capito che magari potevo avere di più, confrontandomi con altre realtà, ma potevo avere anche di meno, quindi...va bene cosi. Mi sono soffermata a spiegare il contesto che mi circondava perché lo ritengo un fattore fondamentale quando analizzo la mia crescita, le mie credenze, il mio modo di pensare, il mio modo di agire, di propormi alla società, di offrire soluzioni, di fare delle scelte, di condannare fenomeni, di combattere le mie "battaglie" quotidiane...il mio modo di essere.


Ricordo che avevo più o meno 14 anni quando iniziai a “rifiutare” ciò che mi veniva imposto da tutti quelli che erano stati i miei punti di riferimento. Non l’ho fatto a parole, oppure sbattendo la porta della mia cameretta da vera e mera adolescente, ma ho iniziato a distanziarmi mentalmente, sempre di più, da tutto ciò che non aveva più senso nella mia testolina. Mi distanziavo sempre di più da quella che sarebbe dovuta essere la mia vita, progettata da non so chi, ma che stranamente ben accettavano tutti. “Devi finire il liceo, subito dopo l’università e dopo, solo dopo, potrai valutare la possibilità di trovarti un brav’uomo, sposarti ed essere felice per sempre”. Il piano perfetto era questo.


Non era però stata calcolata un' importantissima variabile= ME.


Ma non voglio fare la "drammatica" perché poi alla fine, nel mio caso, sono riuscita a fare a modo mio; non è stato molto difficile, considerando che le barriere imposte erano abbastanza leggere, ma...c’è sempre un “ma”. Sono riuscita ad andare avanti con i miei piani, ma sempre accompagnata dalla sensazione di essere dalla parte “sbagliata”. È come godersi la vita a metà perché pensi sempre che se sbagli avevano ragione loro. Ed è questo il punto su cui vorrei veramente soffermarmi, è questo quello di cui volevo parlarvi. Non sono mai stata brava con i numeri ma le probabilità che una scelta sia giusta o sbagliata sono sempre al 50%. Non dipende da chi fa la scelta, è statistica, è così.


Quindi il risultato è sempre quello, che lo faccia tu o gli altri la scelta, non fatevi ingannare del contrario. Questo però l’ho capito con il passare degli anni, con tanti ripensamenti alle spalle, tanti rimorsi, tante emozioni vissute a metà. Perché quando cresci in un certo modo, con determinati valori, all’estremo della morale aggiungerei, basta veramente poco per sentirti sbagliata. Una risata di troppo, un ballo in discoteca un po’ troppo "spinto", una sigaretta con gli amici di sempre. E per l’ironia della sorte in tutte le situazioni sopracitate, mi sono condannata sempre io. Strano vero? Però è cosi, o perlomeno nel mio caso.


Si tratta di piccolezze, di comportamenti radicati dentro di noi che non sempre riusciamo a riconoscere, perché sono purtroppo radicati troppo in profondità. Soffriamo, entriamo in confusione, ci sentiamo sbagliate senza capire che in realtà non dovrebbe mai essere così difficile essere sé stesse, anzi.


Tanto tempo sprecato alla fine ad essere la “ragazza perfetta” ed eccomi qua a scrivere tutto il contrario di quello che mi è stato inculcato. Il tempo cambia, le società cambiano, il perfezionismo pure cambia la forma.

La figlia ideale non esiste, la donna perfetta non esiste, la vita perfetta non esiste. Ci siamo noi, dovrebbe bastare... eppure…!



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