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La (dis)parità di genere nel mondo del lavoro /Gender (in)equality in the labour market

di Iacopo Benedetti


Primo Maggio, festa dei lavoratori (e delle lavoratrici!): il giorno per ricordare la strage nell'Illinois, il giorno per ricordare i diritti nella sfera lavorativa.

Ma siamo veramente sicuri che ai giorni d'oggi esista equità in questi diritti?

Siamo sicuri che non ci sia differenza di genere sulle scelte lavorative e sui salari?

Naturalmente la risposta sembrerebbe scontata, se non banale: la legge non prevede distinzioni riguardo, sesso, età, etnia, colore di pelle etc...


Eppure, fermiamoci un attimo e andiamo ad analizzare nel concreto le statistiche che ci fornisce l'OCSE - l'Organizzazione internazionale per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico - nell'ambito del Gender Pay Gap (divario retributivo di genere).

Iniziamo andando ad approfondire l'aspetto salariale.

Economicamente parlando il salario è la retribuzione monetaria che spetta ad un/a lavoratore/ lavoratrice dipendente in un ambito di rapporto lavorativo subordinato o assimilabile. Per intenderci, il salario non è altro che la quantità di soldi che entra nelle nostre tasche per svolgere il nostro lavoro.


Nel rapporto dell'OCSE è stato calcolato che gli uomini ricevono in media un salario più alto del 13,2% rispetto alle donne. In Italia, dando una rapida occhiata, possiamo vedere che tale rapporto scende a 5,6% e che quindi, a prima vista, sembrerebbe andare meglio; purtroppo questo dato non prende in considerazione fattori molto importanti (tra cui la "bassa" partecipazione nel mondo del lavoro delle donne), che farebbero alzare di molto questo dato.

Infatti, se andassimo a vedere la media della differenza retributiva (comprensiva delle retribuzioni di tutti i lavori), vedremmo quanto questo divario in Italia sia ben più alto rispetto alla media europea (che è del 39%) andando quasi a sfiorare il 44% (43,7%).

Comunque, in entrambi i casi, sono percentuali che non dovrebbero esistere in considerazione del fatto che un report pubblicato sempre dallo stesso studio, ha stabilito come solo nell'anno 2220 avremo la possibilità di raggiungere la parità retributiva tra uomini e donne.

Anche se la cosa non è del tutto certa!

Quindi: come si è arrivati a questo?

La domanda è interessante.

E' come dire: è nato prima l'uovo o la gallina?

Perché dico ciò?


Perché se da un lato alcuni studiosi sostengono che la differenza di scelte nel mondo del lavoro non sia data da un fattore di genere ma più dalla produttività (quindi l'uomo "sarebbe" più produttivo di una donna), dall'altro lato abbiamo chi sostiene che la scarsa produttività di una donna sia data dalle politiche di discriminazione di genere che portano le donne ad avere più difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro.

Le donne, dunque, sono veramente meno produttive degli uomini?


Prima di rispondere a questa domanda, voglio inserirvi una teoria dello studioso Ronald Oaxaca il quale sostiene che la differenza di salario di genere sia dovuto da una quota di discriminazione di genere e un'altra di produttività del lavoratore.

Alla luce di ciò non possiamo effettivamente negare che il fattore produttivo rappresenti una grossa fetta nelle politiche lavorative; quindi andiamo a vedere meglio la situazione.

Sono due gli elementi che possiamo esaminare per la produttività: l'istruzione e l'esperienza.


Le statistiche dicono che le donne hanno lo stesso livello d'istruzione degli uomini, mentre per l'esperienza l'uomo ha una vita lavorativa più lunga rispetto a una donna (anche se questo divario si è assottigliato con il passare degli ultimi anni) e che, in una brutale sintesi, ciò permette agli uomini di avere salari più alti.

Quindi, tornando alla domanda di prima, sì: l'uomo sembrerebbe essere più produttivo di una donna…Ma indubbiamente questa è una conseguenza!

E allora ha ragione chi dice che il fattore di genere non conta?


Per parlarvi di questo argomento vorrei farvi presente di un report del World Economic Forum che evidenzia come ancora, nel 2020, le donne impieghino il doppio del tempo in faccende domestiche rispetto agli uomini; nonostante ancora oggi si parli della libertà di una donna di fare le sue scelte, purtroppo il fattore culturale di ogni paese rende la vita lavorativa di una donna un'incognita e il successivo dato di questo report dimostra, appunto, quanto tale fattore può pesare. Difatti nei Paesi dove il tempo delle faccende domestiche viene equamente distribuito, la percentuale del Gender Gay Gap tende ad assottigliarsi.

Quindi, non è che una donna lavora meno di un uomo; ma, invece, va considerato come il suo lavoro sia troppo spesso nascosto dentro questo fattore culturale che lega la sua figura all'interno delle faccende domestico-familiari o che la vuole relegata solo a svolgere mansioni tradizionalmente considerate “da donna”.

Un mondo del lavoro che, sulla carta, è aperto a tutti, ma che ancora vede divisi lavori tipicamente maschili e femminili. Un mondo del lavoro dove in Italia l'uomo già occupa gran parte dei lavori del “futuro” (informatica, ingegneria, marketing etc...) e dove già detiene l'80% dei posti che “contano” (manageriali, imprenditoriali, dirigenziali) a fronte di solo quattro donne su dieci che hanno un posto di lavoro nel settore. Un mondo del lavoro dove è riscontrato che le donne più istruite riescono a integrarsi tranquillamente nelle dinamiche lavorative, ma che troppo spesso vengono limitate da sistemi sociali patriarcali.


Quindi, alla luce di tutto ciò: oggi siamo ancora sicuri che questi diritti li abbiamo ottenuti e sono uguali per tutti e tutte?



RIFERIMENTI/ REFERENCES

https://www.youtube.com/watch?v=eE1cKdKMKCU&t=696s (What's Up Economy)

https://data.oecd.org/earnwage/gender-wage-gap.htm Il Gender pay gap dell' OCSE

http://www3.weforum.org/docs/WEF_GGGR_2020.pdf Il report del World Economic Forum



(English version by Chiara Silvestri)


1st of May, Labour day: the day we remember the massacre in Illinois, the day we remember the rights in the working sphere. But are we really sure that nowadays we have achieved equality in these rights? Are we sure there is no gender difference in job choices and salaries? Of course, the answer would seem obvious or granted: the law does does not make distinctions regarding sex, age, ethnicity, skin color etc ... Yet, let's stop for a moment and let's analyze in concrete terms the statistics provided by the the International Organization for Economic Cooperation and Development - regarding the Gender Pay Gap. Let's start by analyzing the salary. Economically speaking, salaries are the monetary remuneration that is due to an employee for a subordinate or similar employment. To be clear, wages are nothing more than the amount of money that goes into our pockets for our job. In the above mentioned report, it was calculated that men receive an average salary of 13.2% higher than women. In Italy, taking a quick look, we can see that this ratio drops to 5.6% and that therefore, at first glance, it would seem to be going better; unfortunately this figure does not take into consideration very important factors (including the "low" participation of women in the labour market), which would raise this figure a lot. In fact, if we look at the average of the difference in salaries (including the wages of all jobs), we would see how much this gap in Italy is much higher than the European average (which is 39%), almost reaching 44% ( 43.7%).


However, in both cases, these percentages should not exist, taking into account that a report published by the same study, established that only in the year 2220 we will achieve equal pay for men and women. Even if the thing is not entirely certain! How come? The question is interesting. It's like saying: was the egg or the hen born first? (Italian saying) Why do I say this? Because if on the one hand, some scholars argue that the difference in choices in the labour market is not given by a gender factor but more by productivity (therefore the man "would be" more productive than a woman), on the other hand we have scholars who argue that the low productivity of a woman is given by gender discrimination policies that lead women to have more difficulty entering the labour market. So are women really less productive than men? Before answering this question, I want to include a theory by the scholar Ronald Oaxaca who argues that the difference in gender wages is due to: gender discrimination and worker's productivity. In light of this, we cannot actually deny that the production factor represents a large slice in employment policies; so let's get a better look at the situation. There are two elements that we can examine for productivity: education and experience. Statistics say that women have the same level of education as men, while regarding the experience, men have a longer working life than a woman (although this gap has narrowed over the past few years) and which, in a brutal summary, allows men to have higher salaries. So, going back to the previous question, yes: the man would seem to be more productive than a woman ... but certainly this is a consequence! So who is saying that the gender factor doesn't count? I would like to point out a report from the World Economic Forum which highlights how, in 2020, women still spend twice as much time on household chores than men; even though we acknoledge a woman's freedom to make her choices, unfortunately the cultural factor of each country makes a woman's working life an unknown factor and the subsequent data in this report shows, in fact, how much this factor can weigh. In fact, in countries where household chores are evenly distributed, the percentage of the Gender Gay Gap tends to thin. Hence, we can say that a woman doesn not work less than a man; but, instead, it must be considered how her work is too often hidden within this cultural factor that binds her figure within the domestic-family affairs or that wants her as the main actor to carry out tasks traditionally considered "women's" ones. A labour market which, on paper, is open to all, but which still sees typically male and female jobs divided. A labour market where in Italy man already occupies most of the work of the "future" (IT, engineering, marketing etc ...) and where he already holds 80% of the places that "count" (managerial, entrepreneurial, management) compared to only four out of ten women. A labour market in which the most educated women manage to integrate quietly into work dynamics, but who are too often limited by patriarchal social systems.

So, in light of all this: are we still sure that we have obtained these rights and that they are the same for everyone?



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