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L’EFFETTO SPETTATORE / THE BYSTANDER EFFECT

Aggiornato il: 3 mag 2020



Vi è mai capitato di trovarvi di fronte a una persona chiaramente in difficoltà e vedere che i passanti non facevano nulla per aiutarla? Come mai le persone non intervengono di fronte ad un’emergenza? Ve lo siete mai chiesti? Questo particolare tipo di fenomeno psicologico è stato definito “effetto spettatore” ed è stato studiato da due psicologi (Bibb Latané e John Darley) a partire dall’assassinio di una giovane donna di New York, Kitty Genovese.


Era la notte del 13 marzo del 1964, quando la ragazza stava rientrando nella propria abitazione dopo aver chiuso il bar dove lavorava. Dopo aver parcheggiato l’auto, a circa 30 metri dal portone da casa Kitty Genovese venne catturata ed aggredita da un uomo armato: Winston Moseley.

In seguito alle sue urla, si accesero le luci del palazzo di fronte al luogo dell’assalto: stavano assistendo ben 38 persone all’aggressione, quella che poi si sarebbe conclusa in un omicidio.


Nonostante tutte le urla disperate, nessuno intervenne in suo soccorso. Certo qualcuno urlò dal palazzo, ma nessuno fece qualcosa di concreto per fermare l’aggressione e le grida di chi intimava di lasciare stare la ragazza ovviamente non furono sufficienti a fermare l’aggressore. L’aggressione durò a lungo (mezz’ora!), poichè l’assassino, vedendo tutte quelle persone affacciate alla finestra, a volte si interrompeva temendo l’arrivo della polizia da un momento all’altro, per poi riprendere nuovamente. In seguito l’opinione pubblica attribuì la causa di questa inerzia “al decadimento morale e all’alienazione dell’uomo del tempo” (Darley & Latané, 1968).


In seguito all’evento due psicologi, Bibb Latané e John Darley, hanno cercato di analizzare i meccanismi sottesi all’effetto spettatore. Da cosa dipende? Esso deriva da alcuni importanti fattori situazionali:

Influenza sociale: Ovvero, l’ambiente influenza quello a cui prestiamo attenzione. Ad esempio, soprattutto nei centri urbani l’attenzione è focalizzata maggiormente su questioni di natura personale, per cui i bisogni degli altri potrebbero non essere notati o comunque in misura minore.

Diffusione di responsabilità: Una volta che ci si è resi conto di una situazione di emergenza, si stabilisce chi si prenderà in carico della responsabilità di intervenire. Nel momento in cui uno spettatore è consapevole che le altre persone intorno a lui sono presenti e disponibili nel rispondere alla situazione, si riduce il coinvolgimento soggettivo, poiché parte della responsabilità viene delegata agli altri. Infatti, tale effetto aumenta con l’aumentare del numero dei spettatori.

Inibizione da pubblico: La presenza delle altre persone può inibire l’aiuto a causa del timore del giudizio altrui, che aumenta in proporzione a quanto non si è in grado di valutare se si è o meno all’altezza della situazione.

In una situazione di aiuto le persone di solito tendono a muoversi tramite un’analisi dei costi e benefici: ovvero, minimizzando i primi e massimizzando i secondi. Poiché costi e benefici sono legati a percezioni soggettive, le caratteristiche della persona in difficoltà e le differenze individuali tra i potenziali soccorritori possono influire sulla valutazione.

Risulta chiaro che in alcune situazioni, specialmente in quelle dove ci sono molte persone che assistono all’emergenza si innescano complesse trame sociali per cui, spesso le persone hanno difficoltà a reagire spontaneamente ed istintivamente mettendosi nella condizione di aiutare l’altro.


Testo a cura di: Letizia Paoloni


Bibliografia/References

B. Latané, J.M. Darley,”Group Inhibition Of Bystander Intervention In Emergencies”, in Journal at Personality and Social Psychology 1968, Vol. 10, No. 3, 215-221.

Zamperini, A., & Testoni, I. (2002). Psicologia sociale. Einaudi.

Hardie, M. J. (2010). Dead spots in the case of Kitty Genovese. Australian Feminist Studies, 25(65), 337-351.



(English version)



Have you ever found yourself facing a situation where someone is clearly in danger, seeing that bystanders did nothing to help him/her? How come people don't intervene when facing some emergency? Have you ever wondered? This particular type of psychological phenomenon has been called "bystander effect" and has been studied by two psychologists (Bibb Latané and John Darley) starting from the murder of a young New York woman, Kitty Genovese.

It was the night of March 13th, 1964, when the girl was returning to her home after closing the bar where she was working. After parking the car, Kitty Genovese was attacked by an armed man, Winston Moseley, about 30 meters from her main entrance door.

Following her screams, the lights of the building in front of the assault scene turned on: 38 people were witnessing the attack, which would later turn into a murder.


Despite all the desperate screams, nobody intervened to help her. Of course someone shouted from the building, but no one did anything to stop the assault and the shouting of the bystanders were obviously not enough to stop the murder. The attack lasted half an hour, such a long time, that the murderer, seeing all those people looking out the window, sometimes stopped fearing the arrival of the police at any moment, and then kept going on with the aggression. Subsequently, public opinion attributed the cause of this inertia "to the moral decay and alienation of the man of the time" (Darley & Latané, 1968).


Following the event, two psychologists, Bibb Latané and John Darley, tried to analyze the mechanisms underlying the “bystander effect”. It derives from some important situational factors:


Social influence: That is, the environment influences what we pay attention to. For example, especially in urban centers, attention is focused more on personal issues, so the needs of others may not be noticed or in any case are taken into a lesser account.


Disclosure of responsibility: Once you have become aware of an emergency situation, you decide who will take responsibility for taking action. When a bystander is aware that other people around him/her are present and available in responding to the situation, subjective involvement is reduced, as part of the responsibility is delegated to others. In fact, this effect increases as the number of spectators increases.


Inhibition from the public: The presence of other people can inhibit help due to the fear of the judgment of others, which increases in proportion to what you are unable to assess if you are up to the situation or not.

In an emergency situation, people usually tend to move through an analysis of costs and benefits: that is, by minimizing the first one and maximizing the second one. Since costs and benefits are linked to subjective perceptions, the characteristics of the person in difficulty and the individual differences between potential rescuers can influence the evaluation.

It is clear that in some situations, especially in those where there are many people who are witnessing the emergency, complex social plots are triggered, so people often find it difficult to react spontaneously and instinctively putting themselves in a position to help the other.

Translation by Chiara Silvestri

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