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Io e la depilazione

English text below

Il mio rapporto con la depilazione è iniziato molto presto: mia madre mi portò a fare la ceretta alle gambe l’ultimo giorno di quinta elementare. Mi ricordo che fu un giorno divertente, dolore a parte, perché lei lo rese divertente.

La vergogna per i peli invece è arrivata dopo. Mi ricordo un episodio in particolare. Fuori dalla scuola, in seconda media, un compagno mi disse, con il preciso intento di umiliarmi: “perché non ti depili? Hai il monociglio! È orribile!” e io risposi “anche tu ce l’hai!” e lui “io sono un maschio!”.

Ma già lo sapevo da me che i miei peli erano più brutti dei suoi.

La vergogna per i peli è arrivata piano piano, con episodi del genere, con i commenti di compagni e compagne sui baffetti e sopracciglia. La vergogna è cresciuta con i commenti dell’estetista “tutti questi peli li togliamo, sennò come fa un ragazzo a trovarti attraente?”, e con i commenti del primo fidanzato: “ma questi peletti sul viso non li avevo notati, te li puoi togliere, vero?” e con tanti altri piccoli episodi, frasi spesso dette senza malignità e cattiveria, semplicemente perché “è normale”, indicazione lampante di quanto questo stigma dei peli sia presente in noi, normalizzato.

La vergogna dei miei peli l’avevo così radicata in me che a un certo punto della vita uscire senza essere perfettamente depilata, rasata, cerettata, mi creava ansia. Mi sentivo sbagliata, sentivo la necessità di tenere a bada il mio corpo, di modificarlo, di nascondere quei peli che, tutti mi dicevano, non dovevano essere lì.

La depilazione è un business, non ci prendiamo in giro, c’è tanta gente che per fare i soldi deve convincerci che i nostri peli non vanno bene. Ma non è solo questo, essere liscia e depilata rientra in uno standard di bellezza femminile (occidentale), il quale come tutti gli standard che ci vengono imposti è irrealizzabile e irreale, eppure è lì, con la sua presenza, con il suo giudizio silenzioso ti ricorda sempre che non sei abbastanza.

I peli sono brutti, sporchi e non desiderabili, e tu, se li hai, sei brutta, sporca e non desiderabile.

Neanche nelle pubblicità dei prodotti per la depilazione le modelle hanno i peli! L’avete notato? Queste ragazze, che stanno sedute sul bordo della vasca perfettamente comode, si fanno la ceretta su gambe già depilate, perché se in tv si vedessero dei peli femminili sarebbe la fine del mondo, giusto?


Tutta questa pressione costante nel controllare il corpo, piegarlo, raddrizzarlo, correggerlo, adeguarlo ad un modello irreale.

Che poi se ti fermi a riflettere ti chiedi: ma chi l’ha deciso?

Ma non è nemmeno in discussione, è così e basta.

Qualcuno ha provato a metterlo in discussione: perché mi devo depilare? Perché devo tagliare, strappare, bruciare, estirpare questi peli che il mio corpo con tanta fatica fa crescere? Perché non posso amarli?

Con tutto questo non voglio dire che la depilazione sia male o sia bene. Penso però che la pressione la vergogna siano male, ci facciano male. La vergogna verso il proprio corpo è qualcosa che ci accompagna tutti i giorni. Sarebbe bello provare a superarla e guardare i propri peli con un po’ di tenerezza!

Irene


fonte: https://www.desired.de/beauty/schoene-haut/rote-punkte-an-den-beinen/

My relationship with hair removal started very early: my mother took me to wax my legs on the last day of elementary school. I remember it was a fun day, pain aside, because she made it fun. The shame for body hair came later. I remember one episode in particular. Outside school, when I was 12, a classmate said to me, with the intention of humiliating me: “why don't you shave? You have a unibrow! It's horrible!" and I replied, "you have it too!" and he said: "I'm a boy!". But I already knew that somehow my hair was uglier than his. The shame for body hair came slowly, with many episodes, with the comments of classmates on the moustache and eyebrows. The shame grew with the beautician's comments "we have to wax them all, otherwise boy will not find you attractive!", And with the comments of the first boyfriend:  “I didn't notice these hairs on your face, you can shave it, right? " and with many other small episodes, phrases often said without malice, simply because "it's normal", a clear indication of how normalized this stigma of hair is in us. The shame for my body hair was so rooted in me that at some point in life, going out without being perfectly shaved and waxed, created me anxiety. I felt wrong, I felt the need to control my body, to modify it, to hide those hairs that, everyone told me, should not be there. Hair removal is a business, we all know that, there are so many people that in order to make money, have to convince us that our hair shouldn’t be there.  But it is not only this, being smooth and hairless falls within a standard of female (western) beauty, which, like all the standards that are imposed on us, is impossible and unreal, yet it is there, with its presence, with its silent judgment always reminds you that you are not enough. Body hair are ugly, dirty and undesirable, and you, if you have them, are ugly, dirty and undesirable. Not even in the advertising of hair removal products, models have body hair! Have you noticed it? These girls, who are sitting on the edge of the tub perfectly comfortable, wax their already perfectly waxed legs, because seeing female body hair on tv would end the world, right? All this constant pressure in controlling the body, bending it, straightening it, correcting it, adapting it to an unreal model. But if you stop and think about it: who decided it? Unfortunately, it's not even a discussion, it's just like that. Someone tried to question it: why do I have to shave? Why do I have to cut, tear, burn, weed out these hairs that my body grows with so much effort? Why can't I love them? With all this I don't mean that hair removal is bad or good. But I think that pressure and shame are bad, they hurt us. Shame towards one's body is something that accompanies us every day. It would be nice to try to overcome it and look at our body hair with a little tenderness! Irene



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