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Il femminismo di Twilight. Ovvero, filosofia dove meno te lo aspetti

Omaggio a Monia Andreani

Parte 2/2


Se vi siete pers* la prima parte dell'articolo potete recuperarla qui.


Adolescenti in crisi – Bella, Edward e Jacob sono quelli che un bullo adolescente chiamerebbe “sfigati” nelle loro rispettive comunità. Sono diversi dagli altri umani, vampiri e licantropi, hanno desideri diversi. Non desiderano il potere, solo sopravvivere ai conflitti che le loro relazioni generano. E diventano quindi nella teoria di Monia metafore di un’adolescenza senza futuro.

Il vampiro in effetti è per definizione un essere intrappolato in un eterno presente. Sono figli della crisi dell’invincibilità.

E, quindi, del modello prometeico capitalista proiettato a costruire il suo futuro da eroe vincente in un mondo consumista che si nutre di conflittualità. A questo si sostituisce un umano Narciso, che si ripiega su se stesso per riconciliare ogni conflitto e cercare certezza. Questa figura che rifugge i legami sociali genera delle crepe nel patriarcato, perché non riconosce la figura del padre come capofamiglia e solido gestore della res publica. Ma getta anche le “generazioni Narciso” nell’incertezza.

Perdono infatti una figura in cui riconoscere autorità. Il concetto di autorità è diverso da autorevolezza perché la relazione che si instaura con un’autorità si fonda su un comune valore o obiettivo. Emblema dell’autorità in Twilight è Carlisle, il “padre” di Edward nel senso che è colui che lo ha trasformato. Edward lo riconosce come autorità in quando è l’iniziatore di una comunità di vampiri che rifiutano di nutrirsi di esseri umani, e quindi basa la propria leadership sul ruolo di guida verso questo ideale non violento.

Bella invece manca di un valori e figure guida, e di una visione del futuro, è come se fosse già vecchia. Per questo è affascinata dai vampiri, perché non ha niente da perdere se non una deprimente quotidianità capitalista. Anzi chiede lei stessa di diventare vampira. Ed è proprio Carlisle, il più anziano e saggio, ad accoglierla nella sua nuova famiglia, perché incarna l’autorità ma anche l’apertura al diverso. Diventando vampiri si rompe il ciclo del capitalismo consumistico: il vampiro non ha bisogno di consumare né di generare profitto. Esiste e basta.


Stereotipi di genere – La maggior parte dei protagonisti di Twilight sono maschi. Sono maschi in modo straordinario: sono più belli, più forti e più carismatici di un uomo normale. Eppure, la loro virilità è stravolta rispetto allo stereotipo. Jacob, il giovane licantropo, rifiuta il ruolo di maschio alpha mentre Edward, come detto, rinnega la figura predatoria del vampiro e anzi si rifiuta di trasformare Bella e di avere un approccio fisico con lei. Edward si comporta in modo femminile. Non nel senso di Dracula, che si appropria e corrompe il potere della donna come creatrice. Edward è “femminile” nel senso che si fa partecipe di un amore altruistico con Bella, basato sulla protezione e non sul possesso. Inoltre, non potendo leggere nella mente della ragazza, il suo potere è depotenziato (lui diventa quindi ancora più vulnerabile) e deve necessariamente costruire una relazione basata sulla condivisione e la parità. Insomma, la Meyer esorcizza la paura patriarcale del femminile. Anche il personaggio di Bella si configura per rigettare tutti gli stereotipi femminili. Lei non intende sposarsi, avere figli, non pensa nemmeno di avere un futuro, come abbiamo visto. Si inoltra invece con decisione e coraggio in ogni novità che il rapporto con Edward le propone. E lo fa in totale autonomia e mai come soggetto passivo, persino contravvenendo al volere di Edward stesso. È lei a voler diventare vampiro e lei a voler tenere il bambino inaspettatamente concepito con lui.

Ed è proprio questo suo diventare madre e vampira insieme che rende Bella un personaggio così importante da un punto di vista femminista. Dando alla luce una creatura totalmente nuova, una vampira col cuore che batte, un’evoluzione sia per la razza umana che per quella dei vampiri, Bella si riappropria del potere femminile della creazione, “riporta al materno la sua funzione simbolica” (Andreani, 2011, p. 107) aggirando lo status di vampiro che la cultura patriarcale aveva creato proprio per depotenziare questo potere.


La cura dell’altro come salvezza – Secondo la cultura patriarcale delle loro comunità, uomini, vampiri e licantropi, possono coesistere solo in conflitto gli uni con gli altri. Eppure, i protagonisti di Twilight sovvertono questa narrativa e anzi attraverso la cura reciproca costruiscono una nuova normalità e la salvezza.

Emblema di questo è Jacob, che avendo il suo imprinting con Renesmée, la figlia di Edward e Bella, dedicherà la sua esistenza ad amarla e proteggerla quando invece il suo ruolo sarebbe quello di eliminarla.

Scrive Monia: “Durante tutto l’arco dei quattro romanzi si sviluppa una prospettiva etica che io interpreto come chiaramente femminista” (Andreani, 2011, p. 110). La forza e il coraggio del guerriero che i protagonisti dimostrano vengono impiegati per “difendere delle prospettive di vita” (Held, 1997, in Andreani, 2011, p. 110), e quindi per affermare dei valori propri del materno. In altre parole, la violenza in Twilight non serve mai per affermare la virilità dei protagonisti, ma per proteggere l’altro andando contro l’insegnamento patriarcale della comunità, perché l’altro in Twilight è sempre un altro diverso. In questo senso, secondo Monia, la saga descrive tutti gli stadi dell’etica della cura (interessarsi a qualcuno, assumersi la responsabilità della cura, prestare cura a qualcuno e infine ricevere cura).


***


Avrei molte domande da fare a Monia. Sul femminismo, sull’etica della cura, sulla filosofia, sulla nostra famiglia. Quando ho letto “Twilight. Filosofia della vulnerabilità” è stato come se mi avesse fatto un regalo. Ha dato un senso rivoluzionario ad un libro che pensavo di aver amato solo per i suoi risvolti romantici. E invece forse è proprio questa rivoluzione che mi è piaciuta. Grazie Monia. Per le risposte e soprattutto per le nuove domande.



Marianna Fatti


P.S. Per ricordare Monia, il blog Femminismi ha creato una raccolta fondi per sostenere il progetto “Blessing Girls” varato quest’anno dalla onlus ONG L’Africa chiama, per aiutare giovani ragazze vulnerabili provenienti dalla baraccopoli di Soweto.

Cliccando qui trovate la raccolta fondi su Facebook.



Fonti:

- Andreani, M. (2011). Twilight. Filosofia della Vulnerabilità. Ev casa editrice (Treia, MC).

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