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Il femminismo di Twilight. Ovvero filosofia dove meno te l’aspetti.

Aggiornato il: gen 14

Omaggio a Monia Andreani

Parte 1/2


Vorrei che questo articolo riuscisse a contenere una sintesi esaustiva del pensiero femminista di Monia Andreani su sessualità e genere. Ma non ho abbastanza spazio per questo, né ancora, soprattutto, le capacità. Perciò, per renderle un piccolo omaggio nel mese del suo compleanno, vi parlerò di un suo breve libro che ho divorato. Un libro che parla di un altro libro, che a sua volta ho divorato da adolescente: Twilight.

Per molti Twilight è solo un libro per adolescenti, e per quanto io l’abbia amato l’ho creduto anche io tale. Mi capita persino di vergognarmi quando ora dico che mi è piaciuto. Ma è anche questo il compito di una femminista come Monia: sovvertire il pensiero comune, dare una voce a ciò che è sottovalutato.

Twilight. Filosofia della vulnerabilità” fa parte di una serie di libri che Monia aveva ideato sulla pop-filosofia, “un genere culturale internazionale che coniuga la riflessione filosofica con i fenomeni pop della cultura di massa” (1 Sito Popsophia, ultimo accesso 20-11-2020).

È anche questo il compito di una filosofa come Monia: indagare l’esistenza nei suoi particolari più quotidiani. Il libro si propone di indagare le vicende della saga di Twilight come specchio della vulnerabilità umana, e come i tre protagonisti affrontino i conflitti che si presentano fra le loro comunità attraverso la cura reciproca, rivoluzionando in questo modo una delle figure più egoiste e malvagie della letteratura: il vampiro. Twilight è quindi una “metafora della crisi” (Andreani, 2011, p17), una crisi dell’invincibilità della razza umana la cui origine si rintraccia nell’attentato alle Torri Gemelle. Gli esseri umani si sono scoperti fragili, vulnerabili ad un trauma sia fisico che esistenziale. Ma questa vulnerabilità ha una caratteristica che può salvarci. È in comune. Siamo vulnerabili agli altri ma anche con gli altri.

I nuovi vampiri - Anche i vampiri vivono una crisi, paradossalmente data dalla loro invulnerabilità. Monia ripercorre questa figura da Dracula, il potente e malvagio principe delle tenebre, fino al film Miriam si sveglia a mezzanotte e a Twilight. La condizione di immortalità diventa pian piano più una condanna che un dono, non una vita eterna ma una morte infinita, esposta ad altri tipi di sofferenza. Una sofferenza infinita e silenziosa, proprio come quella di un malato o di un anziano nel mondo contemporaneo, che può essere virtualmente tenuto in vita per sempre dalla medicina. Il vampiro tradizionale è invulnerabile al trauma della relazione con l’altro perché per definizione la sua esistenza dipende dal conflitto con la razza umana al quale alterna la solitudine di una bara. Secondo le filosofe della differenza sessuale, è proprio attraverso l’esposizione all’altro, nella vita pubblica (anche politica) e quotidiana che ci dota di un’identità. È l’identità relazionale che determina chi siamo. Questo è necessario alla nostra esistenza, ma è anche un terribile rischio, perché evidenzia la nostra dipendenza dal riconoscimento dell’altro. I vampiri moderni esaltano questo concetto perché soffrono il non poterlo vivere. Edward con il suo amore per Bella incarna il conflitto fra una vita “biologica” che gli chiede di ucciderla per nutrirsi e una identità relazionale che necessita della vulnerabilità dell’esposizione all’altro per definirsi ma che lui non può raggiungere.

In una metafora dell’umanità occidentale, l’essere invulnerabili priva i vampiri della loro identità, peggio ancora dell’autonomia di scegliere fra l’identità relazionale e la sopravvivenza, perché per questa l’unica relazione possibile è fra predatori e prede. “Il principale segnale di vulnerabilità della vita del vampiro è, dunque, la sua ricerca di compagnia” (Andrenani, 2011, p.34). E purtuttavia, i vampiri moderni, i Cullen trasformano meno umani dell’antenato Dracula. Questo perché concepiscono la loro condizione come una maledizione alla quale non vogliono egoisticamente sacrificare degli innocenti.


Il sangue – La parte del libro che ho preferito è quella in cui Monia ripercorre il filo che lega il sangue, il concetto di vita e morte, il ruolo della donna e il patriarcato. La ragione di esistere del vampiro tradizionale è nutrirsi di sangue, ed il sangue è un simbolo ancestrale del rapporto vita-morte.

Il vampiro vive uccidendo umani per nutrirsi del loro sangue. Al sangue è legata ancestralmente anche la donna. “La donna, infatti, è colei che sanguina una volta al mese, anche se il suo corpo non è ferito, e il sangue che le esce dal corpo non solo non la porta alla morte, ma cessa di scorrere dal suo corpo senza che intervenga alcuna cura” (Andreani, 2011, p.48). Prodigio ancora più strabiliante, solo la donna può partorire e far transitare chi si trova nel mondo dei non-vivi a quello dei vivi. La donna, ogni donna, come il vampiro, ha il potere sul sangue e sulla vita. La donna, come il vampiro, appartiene al mondo del sacro, ma è il “sacro inquietante” (Andreani, 2011, p.49). Queste similitudini fra il vampiro e la donna sono dovute al fatto che il primo è una costruzione del patriarcato per depotenziare simbolicamente il potere femminile. In una società patriarcale, il potere sulla vita di una donna è troppo grande e deve essere esorcizzato, sia attraverso la dominazione fisica sia attraverso la sistematica svalorizzazione simbolica, la demonizzazione del materno.

Come espone Luisa Muraro, uno dei pilastri del pensiero della differenza sessuale, l’intero sistema della filosofia metafisica e della psicanalisi freudiana presentano il materno come una brutta copia del paterno, una dimensione che deve essere quanto prima abbandonata sia dalle bambine che dai bambini. Spesso, quindi, nel folklore è una donna il primo vampiro, i vampiri hanno sempre un atteggiamento tradizionalmente femmineo, sono associati a maschi castrati. Anche in questo sta la rivoluzione della figura del vampiro operata da Twilight. Edward, come vedremo, è un personaggio “femminile”, ma è anche un maschio fertile e genera una vita non attraverso il contagio, il suo morso, ma in un atto d’amore. E questo concepimento lo rende partecipe del potere femminile di Bella e, insieme, della sua vulnerabilità perché, in Breaking Down, rischia la condanna dai suoi stessi simili per aver generato una nuova creatura.

Solo nel Rinascimento il sangue viene ad associarsi alla santità e all’amore, soprattutto attraverso l’opera di sante mistiche, che secondo Monia rappresenta un’apertura verso la dimensione femminile ma anche l’origine dell’amore sublime e violento, paradisiaco e sanguinario. L’amore di Romeo e Giulietta e quello di Edward e Bella.


P.S. Per ricordare Monia, il blog Femminismi ha creato una raccolta fondi per sostenere il progetto “Blessing Girls” varato quest’anno dalla onlus ONG L’Africa chiama, per aiutare giovani ragazze vulnerabili provenienti dalla baraccopoli di Soweto.

Cliccando qui trovate la raccolta fondi su Facebook.


Marianna Fatti


Le riflessioni sul femminismo di Twilight non sono ancora finite!

L'articolo continua con un secondo episodio che uscirà a breve!

Continuate a seguirci!


Fonti:

Andreani, M. (2011). Twilight. Filosofia della Vulnerabilità. Ev casa editrice (Treia, MC).

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