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Il concetto di trauma, dagli studi sull'isteria al disturbo post-traumatico da stress

di Sofia Naska


La storia dello studio del trauma ha inizio con la psichiatria ottocentesca. In quel periodo l'interesse era rivolto al disturbo dell'isteria, una forma molto acuta di attacchi nevrotici, considerata all'epoca una malattia "tipica" del sesso femminile. Di fatto, nell'antica Grecia il termine hysteria significava utero ed era così chiamato così in quanto si credeva che la causa della stessa nelle donne fosse data da uno spostamento dell'utero. Per questa ragione i medici psichiatri dell'epoca credevano che questo disturbo avesse un origine di tipo fisiologico.


Un cambio di prospettiva avviene grazie al neurologo francese Jean-Martin Charcot il quale scoprì che l'origine di tale disturbo era di tipo psicologico. I suoi allievi Janet e Freud approfondirono questa prospettiva e scoprirono l'importanza dell'ascolto delle vittime e del fatto che la causa principale dell'isteria potesse essere il trauma. Quest'ultimo produceva uno stato alterato di coscienza; gli effetti dei traumi potevano essere attenuati quando venivano espressi verbalmente.


<<La collaborazione tra medico e paziente assunse il carattere di una ricerca, in cui la soluzione al mistero dell'isteria poteva essere trovata attraverso un'accurata ricostruzione del passato della vittima>>. (p. 25, "Guarire dal Trauma, affrontare le conseguenze della violenza dall’abuso domestico al terrorismo", Judith Lewis Herman).


Rilevante è la ricerca di Freud nel 1896 affermando la correlazione tra episodi traumatici nella prima infanzia e l’isteria.

Questo all'epoca non era accettabile poiché comportava mettere in luce gli atti perversi contro i bambini e in quel momento storico la comunità non era pronta a credervi. Di conseguenza Freud rivalutò l'isteria non come una conseguenza di storie negative, ma come un conflitto interno della persona. Nacque la psicoanalisi e lo studio del trauma si interruppe.


Interessante é come la Herman spiega questo cambiamento di Freud, ponendo l'attenzione sul movimento politico e sociale dell'epoca dato dall'Illuminismo. Con questa corrente gli uomini consideravano le donne solo come oggetti di studio e non come soggetti, esseri umani con loro propri diritti.


<< La scoperta di Freud non poteva essere accolta in assenza di un contesto politico e sociale che supportasse le ricerche sull'isteria, ovunque queste portassero>>. (p. 33 "Guarire dal Trauma, affrontare le conseguenze della violenza dall’abuso domestico al terrorismo", Judith Lewis Herman).


Di qui lo studio effettivo del trauma psichico si fermò per poi essere ripreso con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale ed il conseguente rientro dei veterani distrutti da questa esperienza traumatica caratterizzata da incubi, attacchi di panico, aggressività, depressione e flashback.

Lo psicologo Charles Myers definì la situazione di essi con il termine "shock da bombardamento". Invece grazie a Kardiner, un giovane psichiatra americano, si riconobbe il trauma correlato alla nevrosi da guerra. Da questi ultimi studi si evince il cambiamento di prospettiva da un'ottica puramente biologica in trattamento e studio al trauma ad una psicosomatica.


Nel suo libro "Guarire dal Trauma" la Herman suddivide in tre categorie principali il Disturbo Post-Traumatico da Stress caratterizzate da:

1- sovraeccitazione, ovvero una continua sensazione di pericolo;

2- intrusione, dato che l'evento traumatico ha un'impronta indelebile nell'essere umano ed ogni stimolo tende a riattivarlo;

3- restrizione o limitazione (la risposta del soggetto in risposta al trauma).


Solo nel 1980 si riconobbe a tutti gli effetti il trauma psichico, incluso all'interno della terza edizione del DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) come "Disturbo post-traumatico da stress".

Oggi, nella più recente edizione (DSM V, 2014) risulta come effetto di:

1- esperienza diretta al/i trauma/i;

2- assistere a questo/i evento/i traumatizzanti;

3- scoperta che un evento/i traumatico/i ha colpito un membro della famiglia o una persona cara;

4- esperienza continua e diretta del trauma.

Queste esperienze comportano nel/i soggetto/i sensazioni di vulnerabilità, orrore e paura intensi.


Nel corso degli anni sono nate tre branche della scienza che hanno portato a un'ulteriore conoscenza approfondita degli effetti del trauma psichico, ma anche della trascuratezza e dell'abuso, e sono:

- le neuroscienze (lo studio scientifico del sistema nervoso del cervello);

- la psicopatologia dello sviluppo (lo studio sulle conseguenze dello sviluppo del cervello causate da un evento sfavorevole);

- la neurobiologia (un ramo delle neuroscienze che studia come il cervello venga influenzato al suo interno dai nostri comportamenti e da chi ci circonda).


Queste branche hanno evidenziato come il trauma comprometta aree del cervello producendo dei cambiamenti cognitivo-psicologici reali.


Nel 1900 si assiste a un ulteriore cambiamento significativo nella comprensione di come il nostro cervello elabora le informazioni, grazie alle nuove tecniche di neuroimaging ovvero della mappatura del sistema nervoso. Quest'ultimo consentí di osservare e studiare le varie parti del cervello, coinvolte in determinati stimoli (tra cui mansioni da svolgere oppure il ricordare eventi passati), e le loro attivazioni. Si tratta della tecnica PET - Tomografia a Emissione di Positroni conosciuta e utilizzata ad oggi per individuare i tumori al cervello e la fMRI- Risonanza Magnetica Funzionale, per rilevare che cosa accade nelle diverse aree cerebrali durante lo svolgimento di un compito come pensare, leggere, muovere un arto.



Fonti:


"Il corpo accusa il colpo. Mente, corpo e cervello nell'elaborazione delle memorie traumatiche" (Bessel Van der Kolk).


"Guarire dal Trauma, affrontare le conseguenze della violenza dall’abuso domestico al terrorismo" (Judith Lewis Herman)


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