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Free Cece: Se l’avessero uccisa, non sarebbe qui oggi a raccontarlo



Lo scorso 22 gennaio ho avuto l’opportunità di partecipare alla “Quinta Giornata d’Azione e di Solidarietà Internazionale con i Prigionieri/e Trans” a sostegno del collettivo Dynamic Trans* del Marocco. L’evento è stato organizzato dagli studenti dell’École Supérieure d’Art et Design di Grenoble, Francia.

Per l’occasione è stato proiettato un docu-film: “Free Cece!” e a seguire un dibattito tenuto dall’Associazione Trans Grenoble.

Il documentario è diretto e prodotto dalla regista americana Jacqueline Gares, vincitrice del GLAAD e del NLGJA Media Award per il supporto dimostrato alla comunità LGBT americana, e del Webbys Award per l’eccellenza su Internet del suo lavoro.

Il film tratta la storia di Cece McDonald, donna Trans afroamericana, classe 1989, ed attivista LGBTQ. La sua vita cambia drasticamente quando, nel giugno del 2011, camminando per strada con degli amici e il suo compagno, viene aggredita verbalmente da un gruppo di persone. All’aggressione verbale segue quella fisica e Cece, estraendo delle forbici dalla sua borsa, uccide un ragazzo, il quale, verrà poi dimostrato dalla difesa, faceva parte di un gruppo estremista con ideologie naziste.

Dopo un interrogatorio, definito da molti “coercitivo”, Cece viene dichiarata colpevole e finisce nella prigione per soli uomini della contea di Hennepin, Minnesota. Si dichiara colpevole dell’omicidio ma per solo scopo auto-difensivo. Naturalmente, come allora, e in questo momento storico più che mai, in America non ci sono leggi che tutelino prigionieri/e Trans e le/li considerino persone alla pari delle altre.

L’accaduto si trasforma in un grosso caso mediatico, che favorisce la nascita, nel mondo, di tantissimi gruppi di sostegno, che si uniscono al motto di “Free Cece!”. Cece riceve grande supporto anche dall’attivista Transgender e attrice Laverne Cox, che debutta nella serie televisiva “Orange Is the New Black” e collabora come produttrice esecutiva alla realizzazione del documentario.

Nel gennaio 2014, Cece esce di prigione e da allora, con il supporto di migliaia di persone, lotta contro la violenza sulle donne Trans, raccontando la sua storia e quella di donne che purtroppo non ce l’hanno fatta.

Il documentario, a mio parere, è crudo e diretto. Si racconta della genuinità di Cece e della sua famiglia, della determinazione che le permette di resistere e sperare pur se chiusa in carcere, dei primi tweet e gruppi su Facebook. La parte che più mi è piaciuta è quella che segue la scarcerazione, quando la stessa protagonista realizza chi veramente è, e diventa strumento di propaganda, di una buona propaganda, ed attivista LGBTQ, denunciando le morti innocenti delle sue amiche Trans.

Certo, Cece non è sicuramente nata per essere un premio Nobel della letteratura, e questo con molta spontaneità si evince sin da subito nei primi minuti del documentario, e la sua arte oratoria non può essere paragonata a quella di Cicerone, ma forse è proprio per questo motivo che la sua storia è arrivata nei cuori delle persone. Per questo penso che anche dietro a dei fusò leopardati e delle extensions bionde, i preferiti di Cece, possa nascondersi una bellissima lezione di vita.

Le domande che si pongono dopo aver visto questo documentario sono molte, ma una in particolare viene subito in mente, se Cece non si fosse difesa quel giorno, i suoi genitori avrebbero pianto una figlia rimasta sconosciuta al mondo, aumentando cosi il numero di vittime di donne Trans che spesso, se non muoiono uccise, decidono di togliersi la vita perché vittime di un sistema che le logora.

C’è solo un piccolo punto critico, il tutto, naturalmente, è stato arricchito con della “pomposità all’americana”, che suona come bucatini all’amatriciana, ma non è un piatto tipico locale, ed è quel pizzico di esagerazione classica di molti registi americani. Quel pizzico che ha prolungato il documentario, dove il pubblico è stato reso partecipe anche del barbecue a casa di Cece o della sua profonda indecisione nello scegliere gli smalti. Ok la naturalezza e il tentativo di “normalizzazione” ma questo credo abbia un po’ defocalizzato lo spettatore dal tema principale, la lotta contro la violenza sulle donne Trans.


Eris



Free Cece: If they killed her, she wouldn't be here today to tell her story


On 22 January I had the opportunity to participate in the "Fifth Day of Action and International Solidarity with Trans Prisoners" in support of Morocco's Dynamic Trans * collective. The event was organized by the students of the “École Supérieure d’Art et Design” in Grenoble, France.

For the occasion, a documentary film was broadcast: "Free Cece!" and then a debate was held by the Trans Grenoble Association.

The documentary is directed and produced by the American director Jacqueline Gares, winner of the GLAAD and NLGJA Media Award for the support shown to the American LGBT community, and the Webbys Award for the excellence of her work on the Internet.

The film is about the story of Cece McDonald, an African American Trans woman, born in 1989, and LGBTQ activist. Her life changes drastically when, in June 2011, walking on the street with friends and her partner, she is verbally attacked by a group of people. Verbal aggression is followed by physical aggression and Cece, taking scissors from his bag, kills a boy, who, later shown by the defense, was part of an extremist group with Nazi ideologies.

After an interrogatory, defined by many as "coercive", Cece is guilty and ends up in the men-only prison of Hennepin County, Minnesota. She pleads guilty but only for self-defensive purposes. Of course, as then, and in this historical moment more than ever, there are no laws in America that protect Trans prisoners. The incident turns into a big media case, which favors the birth, in the world, of many support groups, who join the motto of "Free Cece!". Cece also receives great support from the Transgender activist and actress Laverne Cox, who debuts in the television series "Orange Is the New Black" and collaborates as executive producer on the making of the documentary.

In January 2014, Cece was released from prison and since then, with the support of thousands of people, she has been fighting violence against Trans women, telling her story and that of women who unfortunately are no longer alive.

The documentary, in my opinion, is raw and direct. It tells of the authenticity of Cece and her family, of the determination that allows her to resist and hope even if closed in prison, of the first tweets and groups on Facebook that supported her.

The part that I liked the most is the one following the release, when the protagonist realizes who she really is, and becomes a propaganda tool, a good propaganda, and LGBTQ activist, denouncing the innocent deaths of her Trans friends.

Of course, Cece was certainly not born to be a Nobel Prize in literature, and this with a lot of spontaneity is evident from the beginning in the first minutes of the documentary, and her oratory art cannot be compared to that of Cicero, but perhaps it is precisely for this reason that its story has reached people's hearts. For this reason, I think that even behind leopard-print pantyhose and blonde extensions, Cece's favorites, a beautiful life lesson can be shown.

The questions that arise after watching this documentary are many, but one in particular immediately comes to my mind, if Cece did not defend herself that day, her parents would have cried a daughter who remained unknown in the world, thus increasing the number of victims of Trans women who often, if they don't die, decide to commit suicide because they are victims of a system that “wears them out”.

There is only one small critical point, the whole thing, of course, has been enriched with "American pomposity", which is not a typical local dish, but that pinch of classic exaggeration of many American directors. That pinch that has prolonged the documentary, where the public was also involved in the barbecue at Cece's home or in his profound indecision in choosing the nail polishes. Ok the naturalness and the attempt to "normalize" but this I think has somewhat defocused the viewer from the main theme, the fight against violence on Trans women.


text and traslation by Eris

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