• Beyond what they sell

"Anche tu sei una nazi-femminista?!"

di Rozana Matmuja


Ho scritto e cancellato più di una volta il testo, non so perché ma non riesco a dare una priorità a tutti gli argomenti che mi frullano per la testa e di cui vorrei parlarvi questa volta.


Non sono una che ha alle spalle anni e anni di studi sul femminismo o sugli argomenti affrontati in questo blog, ma ormai da due anni a questa parte ho potuto far sentire la mia voce, e nonostante alcune lacune conoscitive (che piano piano si colmano!), è liberatorio.

Vi parlo sempre dalla mia personale esperienza, in cerca di promuovere sempre la libertà e la parità, di qualsiasi forme esse siano.


Quindi, senza fare troppe storie, vi dico che questa volta vorrei spiegarvi il mio rapporto con il femminismo. Sapete perché? Tutto questo è partito da uno scambio di battute con dei conoscenti, dove all’improvviso, parlando e discutendo sulla cronaca "rosa" quotidiana ed il ruolo della società nell’impedire determinati meccanismi tossici e ben radicati nel nostro modo di essere e pensare è partita la famosissima battuta: "Non mi dire che sei pure tu una Feminazi?!".


La mia prima reazione é stata quella di mettermi subito sulla difensiva, a spiegarmi a giustificarmi. A chi? Perché? Lì sul momento non sono riuscita a reagire, probabilmente dato anche il contesto in cui mi trovavo, apparentemente non violento, perlomeno non si intende per la maggior parte delle volte "violenza".

La discussione é proseguita, i toni si sono abbastanza alzati, considerando gli argomenti che stavamo discutendo. Penso questo perché secondo il mio punto di vista difendere le donne e lottare per le pari opportunità non dovrebbe scombussolare così tanto gli animi. Anzi lo trovo assurdo. Trovo poi soprattutto assurdo quando esprimerti sull’argomento viene paragonato a fatti orrendi storici come nazismo o altri paragoni infelici. Mi sono sentita offesa! Non è soltanto il fatto di etichettarci, ma proprio l’idea di sentirsi privilegiati a tal punto da invalidare le lotte altrui, i diritti altrui perché di questo si tratta: di diritti, e non semplici opinioni.


Lo so, ritorniamo sempre allo stesso punto ed è stancante. Ma, sono qui a scrivere proprio per questo motivo: per ribadire per l’ennesima volta che i diritti appartengono a tutti/e e non soltanto ai privilegiati. Che le parole contano, che non esistono le offese leggere, le battute innocenti. Vorrei ribadire che difendere e credere in uguaglianza, libertà dev’essere considerato un diritto e non segno di "ideologia".

Io sono femminista non perché “ormai va di moda così” ma perché ho deciso di non rimanere indifferente.


Lo sono perché ho deciso di non ignorare la crudeltà della realtà quotidiana di tante donne che sono vittime e sopravvissute a tutti i tipi di violenza.

Lo sono perché pretendo lo stesso trattamento degli uomini in tutti gli ambiti della vita.


Il mio racconto in confronto ad altre storie terrificanti risulterà sicuramente ridicolo negli occhi di tanti, ma credetemi non lo é. Ho deciso di condividerlo perché non é il femminismo ormai a essere un cliché, ma lo è invece il vostro voler categorizzare tutto quello che rompe i vostri schemi fondati sul privilegio dorato.


Esprimersi e condannare una violenza di gruppo e credere alla vittima non significa negare i diritti a nessuno o andare in conflitto di interesse con quanto scritto sopra. Zittire il tuo amico quando dà della poco di buono ad una altra donna soltanto perché lei non vuole intraprendere nessun tipo di relazione con quest’ultimo non significa essere pignoli oppure essere esagerati. Pretendere di avere lo stesso stipendio del tuo collega uomo non deve essere un’eccezione ma una regola. Avere la libertà di tornare a casa alle due di notte senza la paura che magari qualcuno ti aggredirà da un momento all’altro. E tanto altro…


Sono queste le cause ed è per questo che sono qua a scrivervi. Perché dobbiamo metterci tutti/e un po’ del nostro per superare queste barriere che sembrano che non esistano, ma sono sempre là. E' molto importante continuare a parlare, a mettere in evidenza tutti questi comportamenti non corretti e che tendono a chiuderci in delle scatole con il fiocchettino rosa.


Io l’ho fatto, e nel mio piccolo ho cercato di spiegarmi, di spiegare tutte noi.

E ripeto: è liberatorio.

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